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Eduardo De Filippo

Nato a Napoli il 24 maggio
del 1900,
figlio naturale dell’attore Eduardo
Scarpetta e di Luisa De Filippo,
egli debutta nel 1904 come giapponesino ne "La geisha",
firmata da suo padre.
Nel 1909 i tre fratelli De
Filippo: Titina, Eduardo e Peppino,
si ritrovano insieme sul palcoscenico del
Valle di Roma per una recita di "Nu
ministro mmiez 'e guaie" del padre Eduardo Scarpetta.
Nel 1911 va in collegio, ma nel periodo estivo continua a recitare,
provando anche nel cinema , ma l'esperienza è durissima e termina presto.
Nel 1912 recita nella rivista "Babilonia"
di Rambaldo
(Rocco Galdieri),
indossando la divisa del "guardio", mentre Titina fa
la figurazione della roulette.
Nel 1913 recita con Enrico Altieri,
considerato il maggior attore drammatico e popolare napoletano dopo il successo
ottenuto con "Assunta Spina" di Salvatore Di Giacomo.
La compagnia dà drammi nella tradizione popolare, opere del Teatro D'Arte
e, ogni venerdì, una farsa. Mentre nei drammi a Eduardo
vengono affidate piccole parti, nelle farse interpreta ruoli più importanti. Il
lavoro è durissimo: si prova alle dieci del mattino, fino alle dodici, poi si
mangia e all'una iniziano le recite, tre spettacoli completi al giorno.
Sul palcoscenico dell'Orfeo, Eduardo scopre anche il mondo del teatro di
varietà e delle macchiette, e fa amicizia, in un camerino di "quello sporco
locale" che a lui "pare bello e sontuoso", con
Totò.
Anche in questo periodo Eduardo adolescente
apprende l'artigianato della scena: passa dalla compagnia d'arte varia di Peppino Villani nella compagnia Urcioli-De Crescenzo, quindi in quella di Aldo Bruno, e ancora nella Compagnia Italiana di Luigi Cancrini, recitando nei teatri napoletani più
popolari: il San Ferdinando e il Trianon oltre all'Orfeo.
Nel 1914, entra in pianta stabile nella compagnia del fratellastro Vincenzo.
Nel
1917 i tre De Filippo si riuniscono per la prima volta nella compagnia
per recitare al Mercadante al Trianon e al Fiorentini,
la loro convivenza artistica dura pochissimi mesi, in giro per l'Italia
centro-meridionale.
Nel 1920 viene richiamato alle armi e presta servizio nella caserma del
II° Bersaglieri di Roma dove viene subito incaricato di organizzare
recite con i soldati (Titina gli dava una mano per i ruoli femminili); e
scrive atti unici per i bersaglieri-attori, mentre la sera può lasciare la
caserma per recitare al Valle.
In questo periodo incomincia ad abbinare al ruolo di attore quello di autore:
scrive l'atto unico "Farmacia di turno" che la compagnia di Vincenzo
mette in scena nel 1921.
Nel 1922, terminato il servizio militare, riprende a calcare con
regolarità i palcoscenici sempre nella compagnia di Scarpetta.
Scrive "Ho fatto il guaio? Riparerò!", commedia in tre atti che andrà in
scena quattro anni dopo al Fiorentini di Napoli con il nuovo titolo "Uomo
e galantuomo".
Nel 1924 si associa alla compagnia di riviste di Peppino Villani.
Nel 1926, insieme al fratello
Peppino, firma il contratto come attore
brillante nella compagnia di Luigi Carini con altri attori di nome come Camillo Pilotto e Arturo
Falconi.
Nel 1927 preferisce tornare nella compagnia di Vincenzo
che gli mette in scena "Ditegli sempre di si" commedia in due atti. Nello
stesso anno, finita la stagione teatrale, l'amicizia con Michele Galdieri si concretizza nello spettacolo dal titolo
provocatorio o scaramantico "La rivista... che non piacerà!" in scena il 27 luglio al Fiorentini di Napoli.
Nel 1929, al Fiorentini, Eduardo e Peppino hanno successo con lo spettacolo "Prova
generale", tre modi di far ridere (la risata semplice; la risata
maliziosa; la risata grottesca).
Nel 1931, insieme ai fratelli
Peppino e Titina, forma la compagnia del "Teatro Umoristico - I De Filippo -",
che durerà fino al 1944. Recitano con alterno successo in varie città
d'Italia ma il vero debutto della compagnia, che comprende oltre ai tre
fratelli, Pietro Carloni, Agostino
Salvietti, Dolores Palumbo, Tina Pica, Luigi De Martino, Alfredo Crispo, Gennaro
Pisano, avviene quasi alla fine dell'anno
con l'atto unico di Eduardo "Natale in casa Cupiello".
Nel 1932 Eduardo
e Peppino,
soci nell'impresa teatrale, riescono a passare dall'avanspettacolo in un vero
teatro, firmando un contratto con l'impresario del Sannazaro, Armando Ardovino.
Il Sannazzaro,
teatro elegante, frequentato dalla Napoli bene, da intellettuali e
artisti, rimane la sede stabile della compagnia fino al 1934.
A questa
stagione risale il primo incontro della compagnia con Pirandello
durante una rappresentazione di "Chi è
cchiù felice 'e me".
In seguito la compagnia si recherà in tournèe per l'Italia: a Torino,
in Liguria, a Bologna, a Roma e a Milano conseguendo
finalmente un successo nazionale.
Nella stagione 34/35
incomincia il ciclo pirandelliano: la compagnia presenta in napoletano "Liolà"
all'Odeon
di Milano.
Nel
1935 Eduardo
scrive la commedia "Uno coi capelli bianchi" che rappresenterà nel
1938 al Quirino
di Roma.
Nel 1936 rappresenta "Il berretto a sonagli" al Fiorentini
di Napoli. Intanto Eduardo,
con la collaborazione dell'autore, trasforma la novella "L'abito nuovo"
in commedia napoletana in tre atti, lo spettacolo andrà in scena nel '37
al Manzoni
di Milano.
Nella stagione 38/39 Titina
abbandona la compagnia insieme al marito
Pietro Carloni.
Nel 1940 scrive, tra l'altro, la commedia in tre atti "Non ti pago".
Nel 1942 con la nuova commedia in tre atti "Io l'erede" la
compagnia debutta al Teatro La Pergola
di Firenze. Nello stesso anno va in scena a Torino "La fortuna
con l'effe maiuscola" commedia scritta insieme ad Armando Curcio.
Intanto cominciano a deteriorarsi i rapporti tra Eduardo
e Peppino,
ma la crisi rientra e i due fratelli stipulano un nuovo contratto triennale, che
attribuisce a Eduardo
la direzione tecnico-artistica del "Teatro Umoristico" e a Peppino
quella amministrativa. Nel mese di ottobre, con l'affettuosa complicità di Renato Simoni,
si riconciliano anche Titina
e Eduardo
e la sorella torna in compagnia.
Nel 1944 i De Filippo
tornano a Napoli da dove mancavano dal 1941.
Nel 1945, scrive "Napoli
milionaria" e consuma una definitiva
rottura, per dissapori artistici, con
Peppino; di poi, egli dà vita alla Compagnia di Eduardo,
che rappresenta nel 1946 "Questi
fantasmi" e di lì a poco, con esiti
trionfali, "Filumena Marturano",
destinato a divenir cavallo di battaglia della grande Titina.
Durante la stagione 46/47 comincia a pensare ad un teatro tutto suo e a
fare piani per rimettere in piedi il San
Ferdinando (distrutto dalle bombe).
Seguono altri capi d’opera: "Le bugie con
le gambe lunghe" (1947), "La grande magia" (1948), "Le voci di dentro" (1948), "La paura numero uno" (1951)
vanno ad arricchire un repertorio sempre più fuori dell’ordinario.
Intanto Eduardo
ha comprato il suolo dove sorge il teatro
San Ferdinando ed ha incominciato i lavori
di ricostruzione. Per finanziarli, nella stagione 51/52 non forma la
compagnia e fa del cinema.
Nel 1953 rifiuta l'invito di
Giorgio Strehler ad interpretare don Marzio
nella "Bottega del caffè" di
Goldoni ma chiude il suo esilio dal teatro
rappresentando al Mediterraneo
di Napoli "Miseria e nobiltà" del padre Scarpetta
per celebrarne il centenario della nascita.
Nel 1954 inaugura il suo San
Ferdinando con "Palummella zompa e vola"
di Antonio Petito.
Ancora al San Ferdinando,
dopo una lunga convalescenza, Titina
torna in scena con "Monsignor Perelli" di Francesco Gabriele Starace
per la regia di Roberto Rossellini
ma è il suo ultimo spettacolo.
Nel 1955 scrive la commedia in tre atti "Bene mio e core mio".
Nel 1956, pur continuando a dirigere la sua compagnia, ne fonda un'altra:
"La Scarpettiana" che dirige lui stesso senza recitarvi per far rivivere
sul palcoscenico del San Ferdinando
il repertorio paterno, ne faranno parte
Beniamino e Pupella Maggio, Salvatore Cafiero, Franco Sportelli, Carla Del
Poggio, Franca May, Vera Nandi, Enzo Petito, Pietro De Vico e Ugo D'Alessio.
Nello stesso anno incomincia le sue messinscene televisive.
Nel '57 porta a termine la commedia "De Pretore Vincenzo". Lavora
intensamente anche nel cinema e ricordiamo la collaborazione con Fellini nel
film "Fortunella".
Nel 1958, viene rappresentata a Mosca,
con la regia di R. Simonov, "Filumena Marturano".
Nel 1959 inizia la serie delle sue regie liriche con "La pietra di
paragone" di G. Rossini.
Al Quirino di Roma si rappresenta la sua nuova
commedia "Sabato, domenica e lunedì".
Nel 1962, è la volta de "Il sindaco
del rione Sanità".
Nel 1963 debutta "Tommaso d'Amalfi" con la compagnia di Domenico Modugno.
Nell'atto unico "Dolore sotto chiave" recita, invece, Franco Parenti.
Nel 1964, egli scrive "L’arte della
commedia", che viene paragonata a "L’impromptu" di Molière.
Nel 1966 va in scena "Il cilindro".
Nel 1971 si rappresenta "Ogni anno punto e a capo", spettacolo di
varietà sui favolosi anni Trenta,
con Franco Parenti, Ombretta Colli, Ivana
Monti, Paolo Graziosi e Luisa Rossi.
Nel 1972 debutta "Na santarella" di Eduardo Scarpetta
con Angelica Ippolito.
In maggio partecipa alla World Theatre Season di Londra e rappresenta con la sua
compagnia "Napoli milionaria". Riceve, all'Accademia dei Lincei,
il "Premio Internazionale Feltrinelli".
Nel 1973 mette in scena "Gli esami non
finiscono mai" e, nel medesimo anno,
all’Old Vic di Londra
viene rappresentata "Sabato, domenica e lunedì",
con la regia di Franco Zeffirelli
e l’interpretazione di Laurence Olivier.
Nel 1974, mentre si rappresenta "Gli esami non finiscono mai",
avverte i sintomi di un collasso cardiaco e gli viene applicato un pace-maker
tra una rappresentazione e l'altra.
Dopo un intenso lavoro televisivo, nel 1977 inaugura il Festival dei Due Mondi di Spoleto con l'opera lirica "Napoli milionaria"
composta da Nino Rota.
All'Università di Birmingham riceve la laurea honoris causa.
Nel 1980 apre la Scuola di
drammaturgia di Firenze e riceve la
laurea honoris causa dall'Università
di Roma.
Nel 1981 cominciano al Teatro La
Pergola le rappresentazioni della "Compagnia
di Luca De Filippo". Alla Sapienza
di Roma cominciano i corsi di
drammaturgia ed Eduardo ottiene la
cattedra. Viene nominato senatore a vita.
Nel 1982 compie una serie di recital con Carmelo Bene in Italia e all'estero, il cui ricavato va
ai ragazzi del carcere Filangieri di
Napoli e del Fornelli di Bari.
Nel 1983 cura ancora tre regie "Bene mio e core mio" per la
compagnia di Isa Danieli,
"Tre cazune fortunate" e "Nu turco napoletano" per la compagnia di Luca De Filippo.
Traduce in napoletano antico "La tempesta" di Shakespeare.
Nel 1984 partecipa al film-TV "Cuore" di Luigi Comencini con un'indimenticabile interpretazione del
maestro Corsetti.
Riceve il premio Taormina-arte "Una vita per il teatro".
Il 31 ottobre muore
a Roma.