Litoranea di Pontecagnano Salerno (Italy)
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Chiesa dell'Incoronata
La chiesa dell'Incoronata è l'unico edificio trecentesco superstite tra
tutti i palazzi nobiliari e gli edifici pubblici angioini che sorsero nei pressi
della reggia di
Castelnuovo.
L'area su cui sorge, l'attuale via Medina, in antico si trovava immediatamente
fuori le mura della città e veniva chiamata Largo delle Corregge dal nome del
tipo di lance adoperate durante le giostre ed i tornei che vi si svolgevano.
Voluta da
Giovanna d'Angiò per commemorare la sua incoronazione, fu costruita intorno al
1352, adattando un edificio preesistente, sede del regio tribunale, risalente
all'età di Roberto d'Angiò. Ad esso apparterebbero la navata d'ingresso, con
quattro campate a crociera, terminante con abside poligonale, ed il
corrispondente porticato esterno, ad archi a sesto acuto di tipo senese, che
serviva da ritrovo e da luogo deputato all'affissione di bandi ed editti. Per
trasformare questa originaria struttura in chiesa fu aggiunta la più piccola
navata laterale, a crociere ribassate, che si conclude con una cappella
absidale, a pianta rettangolare, denominata Cappellone del Crocifisso.
L'edificio fu inizialmente intitolato S. Maria Spina Corona per la preziosa
reliquia della spina appartenuta alla Corona di Cristo, che era stata donata dal
re di Francia alla regina Giovanna e da questa alla chiesa. Col passare del
tempo il titolo si corruppe in S. Maria Coronata e poi in Incoronata.
L'edificio fu completamente ristrutturato nel corso del Settecento e solo di
recente un accurato restauro lo ha riportato alle forme originali, liberandolo
anche delle abitazioni che gli si erano nel frattempo addossate.
All'interno, la prima campata della navata maggiore conserva gli
affreschi eseguiti da Roberto d'Oderisio, uno dei maggiori pittori
giotteschi napoletani del Trecento.
Un altro ciclo di
affreschi con "Storie di San Ladislao" decorava il Cappellone del Crocifisso
ed è ora distaccato dalle pareti e conservato su pannelli. Commissionato agli
inizi del
Quattrocento da Ladislao di Durazzo in onore del Santo ungherese dal suo stesso
nome, incoronato re nel 1074, doveva celebrare i fasti originari della corona
ungherese di cui Ladislao si considerava un successore.
Alcune lastre tombali datate tra XIV e XVI secolo sono addossate alle pareti
della navata minore.